Per anni siamo stati solo quattro amici attorno a un tavolo.
Giocavamo a D&D, inventavamo storie, ci perdevamo in mondi che esistevano solo dentro di noi. Era il nostro modo di stare insieme, la nostra distrazione dal resto. Sapevamo che il gioco ci dava qualcosa: ci aiutava a capirci, a fidarci, a tirare fuori parti di noi. Ma non ci avevamo mai pensato troppo. Era semplicemente quello che facevamo.
Poi un giorno una di noi ha avuto un'idea creativa: usare il gioco di ruolo come strumento educativo. Un progetto nato quasi per gioco. Qualcuno ha detto "facciamolo davvero", e un altro ha risposto "ci sto".
Da lì non ci siamo più fermati. Abbiamo studiato, sperimentato, imparato. Abbiamo visto il nostro metodo funzionare, e i ragazzi tornare a casa con qualcosa in più.
Oggi quell'idea è diventata una realtà piccola ma viva, costruita su un sogno che non abbiamo mai smesso di inseguire.
Da lì la scintilla: forse il gioco non è solo un gioco, così è nato Spazio 20 Facce.
Se stai leggendo questa pagina, probabilmente lo senti anche tu. Che la fantasia non è una perdita di tempo. Che costruire storie, mettersi nei panni di qualcun altro, viaggiare con l’immaginazione non sono cose da abbandonare crescendo.
Ecco, noi siamo qui per questo. Per chi ci crede, e per chi vuole ricominciare a crederci.
Vuoi conoscerci meglio?
Ci chiedono spesso: ma il gioco può davvero insegnare qualcosa? La risposta breve è sì. Quella lunga è qui sotto.
Nei nostri progetti, i ragazzi non ascoltano una lezione: vivono un'esperienza. Nel gioco succedono cose che nella vita reale non possono succedere: tornare indietro nel tempo, vivere nei panni di qualcun'altro, affrontare scelte impossibili. E poi, insieme, ci si ferma a guardarle da fuori: cosa è successo? Cosa ho provato? Come ho vissuto quella situazione?
Questo passaggio dal vivere al riflettere è il cuore del nostro metodo.
Ma il gioco non è solo uno spazio dove sperimentare. È anche uno spazio dove pensare creativamente.
Nel gioco non ci sono formule da applicare. I problemi sono aperti, le soluzioni non sono scritte da nessuna parte. I ragazzi devono inventare, collaborare, decidere creativamente. E sono sempre loro a scegliere come va a finire la storia.
C'è anche un'altra cosa che il gioco insegna, quasi senza che ce ne accorgiamo: stare dentro a delle regole, anche quando si hanno obiettivi diversi dagli altri. Rispettarle non perché qualcuno ci obbliga, ma perché è così che il gioco funziona, è così che si crea il divertimento.
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